Just Tortona (appunti confusi sul FuoriSalone 2010)

di Luca Cavaletti

Come si può dire “la crisi è finita!” se invece non lo è? La risposta c’è ed è proprio qui, nell’entità anomala e non codificabile del FuoriSalone, che ad oggi sembra essere ancor più trend-setter dello stesso Salone.
Una massa enorme ed informe d’eventi, happenings, spazi espositivi di ogni sorta che riveste un’importanza straordinaria per le sorti dello stesso evento ufficiale – migliaia di persone invadono le vie delle zone cardine del FuoriSalone per scoprire spazi e tutto ciò che li anima in questi giorni – ha fatto sì che mai come quest’anno si sia visto “affittare ed allestire” spazi improbabili come officine piuttosto che cortili condominiali.

Il luogo principe di tutta la zona, Superstudio Più, quest’anno inaugura, suppongo viste le numerose richieste degli espositori, addirittura i seminterrati. Sono allibito, in Italia le normative iper-restrittive non hanno fermato l’utilizzo di spazi di dubbia sicurezza per il pubblico, permettendo lo sfruttamento di stretti passaggi e locali tecnici piuttosto che magazzini dell’ex area manifatturiera.
Ammetto sia tutto interessante ed eccitante, ma forse un po’ esasperato perché tutto suona tremendamente di moda: tipico fenomeno all’italiana che contagia qualsiasi azienda, italiana e non, si voglia mostrare durante questa incredibile kermesse. Ma dobbiamo riconoscere che nel giro di pochi anni l’evento off dei Saloni faccia apparire questa bistrattata città come una realtà talmente cosmopolita da non avere eguali al mondo; durante questi giorni dell’anno Milano non sembra la solita grigia triste città, almeno per me che non riesco ad amarla, ma la trovo stimolante oltre ogni modo. Quale altra metropoli sa creare così tanto clamore e interesse a livello planetario con una semplice fiera? Ma qui si parla di mobili, arredamento, manifattura e produzione, quindi commercio e vendita – e da questo punto di vista tutti ci sentono molto bene, e solo qui si vedono le nuove tendenze (odio questo termine rubato alla moda ma purtroppo così è).
Visto il poco tempo a nostra disposizione decidiamo di muoverci nelle due storiche vie del FuoriSalone, via Tortona e la parallela via Savona, con relative connessioni – impossibile vedere tutto nelle otto ore dedicate alla nostra visita – impossibile reggere l’impatto devastante delle migliaia di informazioni che i nostri occhi incamerano.

Entriamo in ogni pertugio ci si presenti davanti, ovunque ci sia un cartello tondo rosso ci tuffiamo dentro: la cosa meravigliosa è che qui non ci sono le rigide regole della fiera, qui chiunque può esporre ciò che vuole, insieme a chi vuole, come vuole. Nell’anno di Eurocucina è possibile vedere alcune interessanti novità di Flos, piuttosto che Prandina o Foscarini (presenta una bella barra a sospensione con guscio in legno), così come è possibile vedere aziende del mondo bagno piuttosto che aziende che producono pavimentazioni – spesso gli spazi espositivi sono

tematici e la proposta interessante sta proprio nell’accostamento dei tanti prodotti di diverse aziende – quasi fossero proposte di concept. Non nascondo che molto e forse troppo spesso ci si sono letteralmente smontate le braccia davanti ad incomprensibili proposte in questo contesto milanese, ma l’importante è saper filtrare ciò che si osserva…
C’è finalmente sensibilità diffusa per l’ecologia, il risparmio energetico e il rispetto della natura – quindi led a profusione e in tutte le salse (anche piccanti), alluminio riciclato, così come tanta carta e cartone (speriamo riciclati o meglio ancora FSC). Non passa inosservata la lampada a led realizzata con fogli di carta incollati e pressati degli svedesi Claesson Koivisto Rune, così come Flos che propone un’applique da parete ad anello e meravigliosi corpi che si mascherano con la finitura murale. La voce grossa la fa Philips che propone nuovi sistemi e concept di illuminazione che adottano la tecnologia OLED. Curiosa la proposta Mimosa, un sistema di pannelli a led mobili che, ispirati al mondo floreale, si animano leggendo il movimento davanti a sé grazie alla visione di una piccola telecamera invisibile – non ci è chiara la reale applicabilità di questa tecnologia ma ne siamo stati letteralmente catturati. Ma la vera forza della loro proposta sta nel progetto Lumiblade, molto probabilmente un’innovazione nel concetto e nell’uso delle fonti luminose – tra le varie soluzioni cito il progetto Flat Lamp di Tom Dixon.

A questo punto perchè non visitare il gigantesco spazio del gruppo Poltrona Frau? Gli scorsi anni questo colosso del mobile italiano occupava aree spropositate all’interno della fiera, mentre oggi si fa bello nella zona più cool della città: nuove proposte per i marchi storici Poltrona Frau, Cassina e Cappellini, e grande spazio alla propensione contract del gruppo per la realizzazione di sale conferenze, hotel e yacht che lo rendono una realtà veramente unica per qualità e capacità realizzative. Trovo splendido il progetto di panche in tranciato di legno stropicciato, molto discutibile il progetto Cappellini con Walt Disney.
Ma non ci sono solo colossi, ci sono una miriade di piccole aziende che propongono prodotti davvero intelligenti, idee e ancora idee perché questo è il vero motore del mondo dell’abitare; tante le presenze di paesi che fanno proposte accorpate dei loro migliori prodotti e designer, sull’onda-esperienza di quanto fatto con VIA dei cugini francesi. Belle le proposte danesi con Mindcrafts, oggetti poetici e ispirati, che in un momento di tale difficoltà sanno portare un messaggio di quanto oggi le capacità artigianali possano dare nuova energia ad un settore fin troppo industrializzato – sono rimasto letteralmente impietrito di fronte alla Paper Chair di Mathias Bengtsson e al guardaroba in cotone di Isabel Berglund – quando il design si fonde con l’arte.

Massiccia la presenza tedesca che in più punti della città porta il design made in Berlin, con Werner Aisslinger come massimo rappresentante e del quale ci è piaciuto X-Table e X-Home_Desk. E poi gli svedesi con prodotti sempre intelligenti, come una sedia il legno automontante (IKEA insegna) e tappeti in PVC intrecciato. E ancora la Finlandia con uno piccolo stand costruito in multistrato di legno stratificato, nel quale presentano una collezione di prodotti sempre in multistrato i cui scarti di produzione dichiarano siano riutilizzati per il riscaldamento (mi sembra il minimo con i tempi che corrono). Madrid ha un suo spazio con alcuni interessanti prodotti, così come la Turchia porta in continente europeo i suoi nomi più promettenti.
Per fortuna non manca Starck, temevamo il guru fosse confinato con le grandi aziende italiane dentro i padiglioni della fiera, che invece ha confezionato un bel progetto di arredi per esterni per Dedon, tra i quali riteniamo spicchi il tavolo Play: difficilmente il nostro uomo sbaglia, in questo caso di certo no!
Sempre per gli esterni ricordiamo i prodotti in alluminio riciclato di ALL+ ed Esteta. Quest’ultima produce arredi e strutture per esterni utilizzando il solo cedro rosso canadese, legno unico al mondo in quanto immarcescibile, storicamente utilizzato dai nativi americani per la realizzazione dei loro totem. Chi ha voglia e tempo verifichi la veridicità delle informazioni ricevute.
Anche Zanotta non si fa scappare l’occasione di apparire, seppur in modo trasversale, dalle parti di Tortona. Accade così che nello showroom di Stone Island, accuratamente allestito ad area espositiva, si possa vedere come la poltrona Sacco sia stata rivisitata con i classici tessuti tecnici delle celebrate giacche Stone Island. Pezzi unici ovviamente realizzati per l’evento. Insieme a loro si avvicendano proposte disomogenee di oggetti e aziende, tra cui ci è davvero difficile capire la presenza di Agnelli che produce utensili da cucina professionali.
Per fortuna è quasi finita l’epoca del “tutto decorato” – personalmente non ho amato gli ultimi anni in cui bastava mettere un tessuto con fiori del caso per travestire un prodotto in un prodotto di design.
Spopolano i materiali resinosi vedi Corian, vedi Cristalplant (di cui segnalo un sistema di rivestimento standardizzato per la creazione di pareti vegetali) e prodotti similari: li si possono ritrovare in decine e decine di proposte per spazi cucina, soggiorno, bagno e camera da letto, ricettività e wellness – sempre più utilizzati grazie ad una flessibilità che permette soluzioni improbabili per altri supporti e oggi a costi sempre più accessibili.
Negli sconfinati spazi di Superstudio Più, oltre a diverse presenze già citate, ci piace ricordare il nuovo progetto di parete divisoria per ambienti ufficio creata da Jean Nouvel per Methis – ancora a livello di concept – la panca Flexible Love in cartone estendibile e flessibile con cui è stato attrezzata tutta l’area per dare sollievo ai visitatori, gli splendidi materiali da pavimentazione e rivestimento di Mosa Tiles, azienda olandese che tanto ci piace per le peculiarità estetiche e di formato dei suoi simil-grès porcellanati – le nuove proposte di Tom Dixon che sembra essere sempre più affermato come produttore piuttosto che designer.

Davvero divertente il siparietto di alcuni factory worker che confezionano on-site piccoli oggetti acquistabili nello stand, un chiaro messaggio del sistema di vendita del brand dal produttore al consumatore senza intermediari – un po’ meno elegante il riferimento ai fabbricanti italiani che viene fatto sulle strisce del fumetto presente sul tabloid promozionale. Fatico a capirne il senso considerando che è proprio grazie ai fabbricanti italiani se il signor Dixon ha la possibilità di comunicarsi al mondo intero in questi momenti fondamentali per l’anno a venire.

Tra i prodotti belle le Void Light che tanto ricordano la Splugen Brau di castiglioniana memoria, ma purtroppo la fonte luminosa è ancora alogena… non di certo allineate al fronte ecosostenibile.
A che aggiungere ancora… mi sono annoiato io stesso nel rileggermi, se non che ci rammarichiamo per la mancata capatina in quel di ZonaRomana, in zona Brera e nel nuovo distretto di Ventura-Lambrate – a parole di fidati colleghi davvero molto interessante. Rimandiamo al prossimo anno, e che Dio, sempre se ne esiste uno dei tanti, salvi il Salone!

GUSTATEVI LA GALLERY REPORTAGE COMPLETA DAL FUORISALONE 2010… e grazie ancora Cabba!

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