Posted by ioDesign on 22/02/2010

Una cosa che mi ha sempre dato abbastanza fastidio è una situazione come questa: sono in casa, come sottofondo la tv accesa e ad un certo punto inspiegabilmente durante una pubblicità il volume si alza! troppo! beh, certo attira l’attenzione, ma di che umore potrà trovarmi quello spot? “Neural Advertising: The Sounds We Can’t Resist” un recente articolo del TIME online, mi da modo di parlar proprio di questo. L’importanza del suono! L’articolo infatti conclude proprio sostenendo che le presone rispondono in maniera migliore ad un suono quanto più sottile.
Anche il “neuroscienziato” Read Montague del Baylor College of Medicine, sostiene infatti che il cervello reagisce in maniera positiva proprio quando ci troviamo di fronte a suoni semplici, familiari.. che automaticamente per associazione mentale ci portano a pensare ad una determinata cosa. Nella pratica Martin Lindstrom (che lavora proprio applicando la neuroscienza al marketing) ha ricercato diverse situazioni constatando che il ‘frizzare’ di una bibita gassata o il rumore di una bistecca sul fuoco, ci ricollegano al cibo meglio di una qualunque canzoncina country o jingle ad alto volume.
Questi studi hanno applicazione non solo negli spot televisivi, ma anche nei luoghi deputati allo shopping: esempio ne è lo store 0101 in Giappone dove viene proposto, a seconda dei reparti, un percorso sonoro che va dal canto degli uccelli alle risate di bambini che giocano…
Credo che questo sia un altro esempio di cambiamento da una comunicazione invasiva e “prepotente” ad una più dolce, coerente e “sussurrata”, approccio “nuovo” e quindi, (fino alla prossima ‘assuefazione’ dei consumatori) probabilmente efficace… siete proprietari di un negozio? Direi che è il momento di sostituire la diffusione della vostra radio preferita con suoni riconducibili (magari anche indirettamente) all’immaginario legato ai vostri prodotti.
by_ioDesign
Posted by admin on 13/02/2010
Verrebbe facile citare Warhol con i suoi ‘15 minuti di celebrità’… per lui il riferimento era la tv, in queste case histories parleremo invece di notevoli volumi di visite su YouTube e di microcelebrità.

La ragazza che si nasconde dietro il nome di Magibon (canale /mririan su YouTube) è il primo caso di cui parleremo qui su Graphic. Di lei volendo c’è da dire tanto, ma per i pettegolezzi vi lasciamo cercare la sua pagina su Wikipedia. E’ interessante soffermarsi però (come se ce ne fosse ancora bisogno) sulla potenza di Internet, che ha permesso ad una sconosciuta con occhi da cartone animato di affermarsi come celebrità di YouTube.
La sua particolarità, oltre, è evidente, alla fotogenia conferitale dagli ‘occhioni’ e dai capelli lisci stile asian (Magibon non è giapponese!), va ricercata nel fatto che per sua geniale intuizione, o necessità, per non far vedere la dentatura imperfetta, non parla praticamente mai nei suoi video, lasciando chi guarda solo ‘ipnotizzato’ dal suo sguardo, col quale gioca e ammicca, consapevole dell’impatto, regalando al massimo un saluto (in giapponese).

Con il passare dei mesi e poi degli anni Magibon è però diventata una piccola star (ai tempi d’oro di qualche anno fa, c’erano diversi milioni di visite per video), è stata ospite di talk-show in Giappone, sua patria adottiva a questo punto, ultimamente testimonial per un mascara (geniale la scelta della ditta Nawo Beauty di affidarsi ad un personaggio nato dal web, sempre che sia andata così…) e in uno dei video più recenti, ci guarda con aria di superiorità dall’alto di un grande led wall accompagnando il segnale orario per gli indaffarati passanti delle strade di Tokyo. Un bel salto per una ragazza con una webcam e una connessione Internet, no?
Non avere paura di mettersi in gioco insomma, mostrarsi con la faccia, anche se non si hanno denti perfetti, come lei, va di pari passo con il web 2.0 (natura che se assecondata nel modo giusto, porta risultati, come vedremo anche nei prossimi articoli).
Posted by ioDesign on 11/02/2010
London Fashion Week 2010 dice POP. Con l’affermarsi di una sensibilità critica sempre più forte su quest’era di massimo consumismo non poteva che tornare l’espressione artistica simbolo del folclore urbano, ma oggi con una cosapevolezza diversa… Tornano quindi i collage, foto, luci, la grafica dei fumetti. Alcuni riferimenti al mondo spaziale futuristico anni ‘80. Anche la moda scende dal ‘piedistallo’ del glamour ultraricercato per un momento e parla con le persone in modo più ‘diretto’ (forse anche un segno del momento economico?). Parla a quelle persone sempre più influenti e sempre più consapevoli del loro potere.
by_ioDesign
Posted by admin on 10/02/2010
Molto carino nella sua semplicità questo depliant informativo reperibile nei McDonald’s in questi giorni. Ogni pagina prevede la stampa fustellata di un elemento del famoso Big Mac, con relative informazioni… nutrizionali (“La Qualità di McDonald’s Parla Chiaro”).