Recensione di Avatar
Iniziamo col dire una cosa, Avatar VA VISTO in 3D (salvo problemi di vista, di principio, economici, religiosi, ahah ehm..) perché è così che deve essere “consumata” questa esperienza “artistica” così come voluta dal regista (e dal suo staff).
La storia, lineare e un po’ prevedibile anche se densa di dettagli minuziosi e nuovi, ci proietta sul pianeta Pandora dove una multinazionale terrestre estrae un minerale nelle vicinanze di un popolo indigeno chiamato Na’vi. Ma non è il punto principale di questo “passaggio” della storia del cinema, e non è neanche lo spirito giusto con cui vederlo: bisogna invece lasciarsi ricoprire come dal fogliame bioluminescente del pianeta, farsi trasportare dalla perfezione della messa in scena e piacevolmente “stordire”.
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L’elemento prettamente fantascientifico, ambientazione a parte, è solo quello degli “avatar“, ovvero corpi creati con il DNA degli indigeni comandabili a distanza, col pensiero perché sul pianeta è il modo migliore per muoversi (e respirare data la diversa chimica dell’aria). Per il resto Cameron parla di quello che ha sempre fatto nei suoi film: di “noi” e lo fa bene, considerato che proveremo gioia, tristezza e affetto per alieni blu che non esistono.
Plagi, citazioni? Qualcuno dice Pocahontas, altri Balla coi Lupi, ma si, c’è un po’ di tutto, io direi anche 300 e L’ultimo Samurai, ma ci si emoziona e si gode ugualmente, ci sono messaggi forti (soprattutto pensando che diventerà una pellicola di riferimento per gli adolescenti di oggi), forse l’esercizio di stile sta proprio nel traslare un ‘classico’ (purtroppo!) della storia dell’uomo, nel futuro e nello spazio. E non posso neanche credere che un esperto come Cameron non abbia pensato alla “debolezza” dello svolgimento un po’ “prevedibile”, ma che anzi il tutto sia stato ponderato per dare possibilità allo spettatore di godere dei dettagli (infiniti) del pianeta con tutta la sua fauna e flora senza sforzarlo con una trama “cervellotica”, un po’ come se fosse uno “svezzamento” al 3D che verrà.
Diciamo anche un’altra cosa, poi basta sulla storia: il regista deve almeno una cena
al grande Miyazaki per il suo Principessa Mononoke (se non l’avete visto vedetelo.. dopo Avatar).
Cameron è comunque il grande regista che riesce a tenere in pugno il quadro generale dell’opera come ritmo ed azione creando allo stesso tempo personaggi di un certo peso (soprattutto quelli femminili… dobbiamo ricordare la mamma di John Connor in Terminator 2?) e ricamando tutto con tecnologia mai superflua, ma sbalorditiva. Ah, a proposito di donne, oltre alla grande Sigourney Weaver per gli amanti di LOST c’è anche l’attrice di Ana Lucia!
Colonna sonora un po’ troppo “etnica” quando descrive il mondo dei Na’vi nel senso banale del termine, per il resto James Horner sottolinea aggiungendo un respiro “epico”. Il suono invece è (ovviamente) pazzesco. Non elegante a mio parere la mossa di fare la canzone dei titoli di coda (Leona Lewis) molto, troppo simile all’altro successo cameroniano cantata da Celine Dion.
In conclusione Avatar è una favola con gli allucinogeni: figlia di questa generazione, ma radicata (è il caso di dirlo) ai nostri istinti più profondi. E’ esaltarsi e gioire per tanta bellezza “digitale” e professionalità ai fini del raccontare un’emozione, lasciandoci pensare che nell’universo da qualche parte esista davvero la stupenda Neytiri e il suo “Popolo”. Imperdibile (soprattutto in 3D, versione a cui è riferita la valutazione in “stellette”).
Rating: 












Said:
Dopo averlo visto mi trovo in linea con le tue impressioni. Come ha sintetizzato un amico su Twitter: “Belli gli effetti ma il film?”
Said:
Perfetta e minuziosa recensione Flavio,come del resto è tuo solito fare.Mi trovi pienamente d’accordo con tutto ciò che hai detto.
Said:
Grazie, gentilissimo davvero, troppo..!