Non so se finalmente stia per finire un incubo, comunque rimarrà per me un mistero come siamo riusciti a consegnare per tanti anni l’Italia ad una specie di venditore, uno di quelli che pensa di essere più furbo di te, che quando suonano alla porta capisci già tutto e liquidi con: “no grazie non ho bisogno di nulla“. L’Italia sarà un posto migliore? Sicuramente avremo meno occasioni per farci deridere dal resto del mondo.
Altra incursione di Lars Von Trier nei film “di genere”, dopo l’horror/thriller Antichrist ecco Melancholia in cui il confronto con una catastrofe imminente è il pretesto per approfondire le psicologie e le relazioni umane di una famiglia benestante un campione (volutamente poco rappresentativo) dell’umanità.
Un bel gioco di “spostamento”, infatti dove un blockbuster di Hollywood avrebbe per l’ennesima volta esagerato con effetti speciali (anche se da un punto di vista visivo Melancholia è da togliere il fiato, per tutte le sequenze in super “slomo” iniziali) e scene di panico scomposte a Time Square, qui c’è il tempo (forse troppo…?) per soffermarsi in profondità sugli stati d’animo che mutano e sulle reazioni più intime al futuro inevitabile.
Cast d’eccezione con le due sorelle bravissime (Kirsten Dunst e Charlotte Gainsbourg) e tanti altri nomi importanti che rendono credibili e godibili i personaggi della famiglia che tra affetto e astio entrano in contatto durante la festa del matrimonio della protagonista. Che valore hanno queste “piccole” dinamiche familiari terrestri in rapporto all’immensità dell’universo? Come reagirà chi è un depresso cronico, chi si sforza di tenere unita una famiglia… chi è razionale.
Chi conosce Lars Von Trier sa cosa aspettarsi, telecamere a spalla, e la ricerca di una recitazione intensa grazie anche a tempi… lunghi e una fotografia incredibile per cui vale davvero la pena di vedere Melancholia al cinema.
Se vi aspettate un disaster movie alla Armageddon per carità non entrate. Se invece siete “maschietti” un motivo in più c’è: Kirsten Dunst in tutta la sua bellezza, integrale.
Premessa, è uscito per il Nintendo 3DS Zelda Ocarina of Time 3D, remake di uno dei videogiochi Nintendo più famosi (e redditizi), la saga della Principessa Zelda e di Link è la più amata forse appena dopo Super Mario.
Nintendo (e l’agenzia di marketing che ha ideato la cosa) ha fatto le cose in grande per il lancio di questo nuovo, vecchio Zelda… recuperando una chicca che fino ad ora era solo un’informazione in mano ai fan più accaniti, ovvero che la figlia dell’attore Robin Williams è stata chiamata Zelda proprio in onore alla principessa del videogioco.
Assoldati i due testimonial d’eccezione, l’operazione si concretizza in un simpatico spot tv (vedi sotto) e uno speciale dietro le quinte che vede Papà Williams e figlia a ricordare dettagli legati alla saga videoludica. Interessante anche l’attenzione ai social media per generare più buzz e attesa per lo spot, tanto che fino ad un certo punto, complice anche un messaggio teaser (direi non casuale) sul canale Twitter ufficiale proprio di Zelda Williams (con tanto di foto dal set), sembrava che qualunque spot stesse girando Nintendo comprendesse solo la figlia del famoso attore.
Immaginatevi quindi l’effetto sorpresa di quando la pubblicità viene rilasciata in tv e su YouTube, dove insieme all’omonima della Principessa in carne ed ossa compare il papà, il grande Robin Williams interprete di capolavori come L’Attimo Fuggente. Una bella mossa da parte di Nintendo che sicuramente ha un costo notevole per i compensi, ma dal notevole coinvolgimento successivo sul web e non solo.
Possiamo concludere dicendo che se oggi aveste voglia di chiamare un figlio come un personaggio dei videogiochi magari nessuno vi remunerebbe, ma fra 20 anni chissà.. se diventasse famoso..
Per parlare di Tree of Life bisogna fare due premesse a mio avviso: non è un film “per tutti” e non è neanche un film perfetto. E’ però un film assolutamente da vedere per qualsiasi cinefilo e amante dell’arte in generale, Malick è infatti andato oltre le regole del racconto classico, avvicinandosi ad un risultato paragonabile più forse all’astrazione di 2001 di Kubrick. Un’esperienza prima di essere un film.
Cosa c’entra 2001 Odissea nello spazio con un film incentrato sui ricordi adolescenziali, sulla crisi esistenziale di un top manager di mezza età (il sempre bravo Sean Penn per quanto compaia pochino)? C’entra eccome, perché l’approccio di Malick è quello di voler fare (in modo molto forse troppo ambizioso) un film “totale”, che abbraccia con una sensibilità rara (per chi sa coglierla ovviamente) l’eterno dubbio sull’origine dell’universo, sul rapporto con gli altri e con l’eventuale entità divina con cui l’uomo da sempre si è confrontato per trovare un senso alle difficoltà più dolorose così come alla bellezza più accecante offerte dalla vita. Attenzione, non parliamo della banalità della “luce in fondo al tunnel” che ci ha proposto quest’anno Eastwood con Hereafter, le riflessioni teologiche qui sono ad un livello molto più profondo, anzi, il film è a mio parere più apprezzabile da una lettura ‘atea’. C’è bisogno di giustificare con l’esistenza di Dio la dolcezza che attraversa pensieri e i comportamenti di un adolescente? O è solo il conforto durante un evento tragico come la morte di un figlio?
Inutile parlare di recitazione, fotografia, musica… la confezione di Tree of Life è perfetta, a patto di entrare in sintonia con la rarefazione dei dialoghi e della narrazione, sarete travolti dalla ricerca estetica che si concretizza nelle sequenze più astratte (da togliere il fiato) così come in quelle più consuete della vita famigliare, la colonna sonora è maestosa e toccante, l’unica possibile per coadiuvare tali riprese e gli attori regalano un realismo incredibile, bambini inclusi.
I difetti sono eventualmente da ricercarsi in una sceneggiatura complessa, coraggiosa che sembra voglia ficcare a forza miliardi di anni in 2 ore abbondanti di pellicola, non aspettatevi un film che vi guidi verso la morale “definitiva”, anzi, preparatevi più ad un viaggio interiore che costerà anche un po’ di sforzo (parallelamente a quello che compie Sean Penn), stimolato dalle emozioni che il regista con maestria è riuscito ad evocare anche nelle scene più minimali, un gesto del protagonista da piccolo, uno sguardo della stupenda mamma, la recitazione del Brad Pitt migliore.
Ripeto se non fosse chiaro, da vedere al cinema per il rigore e splendore della fotografia, la fluidità dei movimenti di macchina e per le più belle immagini del nostro mondo (prima e dopo il nostro passaggio) viste sul grande schermo… anzi, qui si, ci vorrebbe un IMAX.
Ormai è chiaro, Berlusconi è un uomo in declino, anagraficamente e politicamente… lo vedo come un fantoccio tenuto su dai suoi stessi servi (come gli ‘attentissimi’ giornalisti della famosa scena con la nuova barzelletta) che ovviamente continuano a difenderlo ad oltranza, superando il ridicolo pur di non perdere sicurezza, notorietà, soldi…
Mi chiedo quando arriverà il giorno in cui queste persone si guarderanno allo specchio dicendo “ma come ho fatto a sostenere quell’uomo fino a questo punto?”
Preso dall’entusiasmo per l’uscita del Nintendo 3DS che ho prenotato oggi ho prenotato questi tre domini web. Se qualcuno fosse interessato può contattarmi: info [at] graphic [dot] it
Recensioni, news su videogiochi, film, dvd, mondo Apple e hi-tech in genere, ma anche politica e attualità. Tutto quello che passa per la testa di Flavio. Ricordatevi di aggiornare i link al mio sito visto che ha fatto un "salto" di directory, ora è in /flavioblog/! E per chi volesse c'è anche il mio segretissimo canale Twitter da seguire...